Il 12 ottobre il Consiglio dei Ministri approva senza discuterlo un disegno di legge sull’editoria presentato dall’On. Ricardo Franco Levi.
Passano pochi giorni ed in rete esplode il finimondo, una moltitudine di bloggers scrive commenti allarmati, i giornali si occupano subito della notizia, è cosa grossa: se il ddl si tradurrà in legge tutti i siti web dovranno registrarsi al ROC, Registro degli operatori di Comunicazione.
La registrazione comporta un esborso economico dato dall’imposta di bollo, una serie di procedure burocratiche, l’equiparazione dei blog a dei prodotti editoriali anche ai fini dell’applicazione delle norme sulla responsabilità connessa ai reati a mezzo stampa, ossia blog e siti dovrebbero avere un direttore che risponderebbe del reato di diffamazione aggravata.
Purtroppo il disegno di legge non lascia adito a dubbi:
Per prodotto editoriale si intende qualsiasi prodotto contraddistinto da finalità di informazione, di formazione, di divulgazione, di intrattenimento, che sia destinato alla pubblicazione, quali che siano la forma nella quale esso è realizzato e il mezzo con il quale esso viene diffuso (art 2, comma 1).
Per attività editoriale si intende ogni attività diretta alla realizzazione e distribuzione di prodotti editoriali, nonché alla relativa raccolta pubblicitaria. L'esercizio dell'attività editoriale può essere svolto anche in forma non imprenditoriale per finalità non lucrative (art. 5)
Il Times, uno dei quotidiani più famosi al mondo, parla di “assalto geriatrico ai bloggers italiani” e definisce l’Italia “una nazione di legislatori ottuagenari eletti da settantenni, i pensionati. Tutti gli altri non contano.”.
Sotto la pressione dei media e della montante protesta online viene promessa una revisione del disegno di legge. I Ministri On. Paolo Gentiloni e On. Antonio Di Pietro prendono le distanze dal testo da loro firmato definendolo non chiaro, con restrizioni assurde, addirittura liberticida. Ammettono di averlo approvato senza leggerlo, l’On. Gentiloni pensava si trattasse di una conferma delle norme esistenti al fine di consentire anche ai giornali online l’accesso ai contributi della legge sull’editoria.
L’On. Ricardo Franco Levi scrive una lettera aperta per rassicurare Beppe Grillo, ignorando le migliaia di persone che avevano protestato online. Per la stesura del disegno di legge sono stati consultati gli operatori del settore (editori, giornalisti, pubblicitari, distributori, librai), ignorando l’esistenza di singoli che, con i loro siti, sono scrittori ed editori di loro stessi, usando internet come unico mezzo di distribuzione. La lettera si conclude rassicurando Beppe Grillo che il suo blog non chiuderà. Ora è vero che Grillo è genovese, ma non penso sia così tirchio da chiudere un blog per non pagare una tassa, né che si lasci spaventare da delle pastoie burocratiche.
Il problema è dato da quella moltitudine di piccoli blog che nasce e muore a ritmo frenetico e che è espressione di una nuova forma di comunicazione orizzontale. Una registrazione di massa provocherebbe il collasso dei registri del ROC, incapaci di sostenere una così vasta mole di lavoro.
Ho un déjà vu: la legge n. 106 del 2004, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale del 27-04-2004, presentata dall’allora Ministro ai Beni culturali Giuliano Urbani introduceva l’obbligo di inviare il contenuto dei siti internet alle Biblioteche centrali di Firenze e Roma, pena una multa di 1500 euro.
Anche in quel caso si era di fronte ad una legge inapplicabile, concepita secondo le vecchie logiche dell’editoria cartacea, incapace di concepire la dinamicità di contenuti che è tipica di internet.
Il 24 ottobre l’On. Ricardo Franco Levi si è presentato in Commissione Cultura per proporre un comma aggiuntivo teso ad escludere i blog dall’obbligo di iscrizione al ROC:
“Sono esclusi dall'obbligo di iscriversi al Roc i soggetti che accedono o operano su internet per i prodotti o i siti personali o ad uso collettivo che non costituiscano organizzazione imprenditoriale del lavoro”
Se da un lato questo comma testimonia la volontà di escludere blog e siti personali, dall’altro introduce una nuova definizione che può generare delle ambiguità: organizzazione imprenditoriale del lavoro.
L’On. Pietro Folena, presidente della Commissione Cultura, ha infatti dichiarato: “Penso che occorra ancor meglio precisare la proposta avanzata oggi dal sottosegretario Levi, perché possono esserci realtà di confine, come i siti internet informativi senza scopo di lucro e quelli partoriti da volontariato e da associazioni e in generale tutte quelle realtà che hanno come scopo l'informazione in sé e non la vendita dell'informazione”.
In conclusione la direzione presa è quella giusta, però occorre restare vigili e seguire con attenzione l’iter di questo disegno di legge; soprattutto per chi, come l’Arci, opera nel terzo settore.
Riferimenti web:
Il testo originale del ddl
http://www.governo.it/Presidenza/DIE/doc/ddl_editoria_12_10_07.pdf
La lettera dell’On. Ricardo Franco Levi e i blog degli On. Paolo Gentiloni e Antonio Di Pietro
Articoli del quotidiano online Punto Informatico